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MANUALE DE' GIARDINIERI


Agostino Mandirola


Vincenza, 1660


The text which follows was transcribed by Stephen Zietz at Virginia Polytechnic Institute & State University. The 1660 edition represents the first complete edition of this early flora and garden manual, filled with advice on laying out and planting the garden, and containing for the first time the fourth book on the medical uses of blooms, fruits, and roots. Mandirola's lists of suitable flowers, trees, and fruits, and descriptions of many bulbs (tulips, narcissi, hyacinths, and lilies) and other "exotics" recently introduced from Turkey, Persia, and India demonstrate the close link between the botanic and private pleasure garden in mid-17th-century Italy. Georgina Masson explored this little-known aspect of Baroque horticulture at length through such printed sources and contemporary correspondence among wealthy plant collectors and botanic dealers. First published in 1649, this practical pocket guide remained a favorite into the 19th century, with translations into German and French. The woman printer, Giovitta Botelli, appears to have issued only this book



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Manuale de' giardinieri diviso in trè libri. Che trattano del modo di coltivare, multiplicare, e conservare qualsivoglia sorte di fiori. Di fra Agostino Mandirola dell'Ord. Min. Conv. di S. Francesco da Castel Fidardo. Aggiuntovi il quarto libro, che dimostra le qualità, e virtù maravigliose medicinali de' fiori descritti in questo volume. Dedicato all'illustrissimo sig. Quintio Saracino. In Vincenza, Per Giovitta Bottelli. Con licenza de' sup. 1660.



[DEDICATION, P. 1]


Illustrissimo signore.
Il veder questo libro così gradito, e bramato dal mondo, m'hò fatto risolvere di ristamparlo; Ei contiene in se tutte le spetie [specie] de' fiori, co' nomi, & origine, e coltivation loro; Io gli hò aggiunto i frutti: cioè a dire l'utilità medicinale, che ogni sorte di essi può recare al genere humano per la sanità de' corpi; Nel consacrarlo al chiaro nome di V.S. Illustrissima son'andato dietro alla corrente del mondo tutto, ove librari, stampatori, & autori de' libri sempre dedicano


[DEDICATION, P. 2]


à principi l'opera loro; E se ben ella non è prencipe, ma privato cavaliero; fioriscono però in lei tutte le doti, che à vero prencipe si convengono; e ciò hà comprobato l'illustrissima Academia Olimpica, tutta composta della finezza de' più nobili, e più virtuosi sangui di questa città, nell'eleggerla principe suo nella qual carica, si come fà rifiorir l'antica sua gloria con gli esercitii dell'attioni virtuose, così dimostra chiaro andarsene lei adorna di tutti l'arti cavalleresche, & imperatorie, che in gran prencipe si ricercano a regger la carica di un principato, lode forse più propria, e sincera di quella d'alcuni prencipi, che non hanno altro di principe, che il principato, che solo manca à V.S. Illustrissima; così Hierone Siracusano vien molto più lodato da gli scrittori eminenti di quel tempo; perche erano in lui privato


[DEDICATION, P. 3]


cavaliero tutte le qualità, e virtù regie, che Perseo rè de' Macedoni, che non haveva altro di reale, che il regno; ma non à meraviglia; perche
Fortes creantur fortibus, & bonis &c.

Non rintraccio quì l'antico nobilità della sua prosapia, ne i personaggi, in cui fiorirono tutte le virtù civili, e militari, ne i prelati, ò vescovi di Santa chiesa, che tenneroli sommo sacerdotio d'alcune città, e di questa diocese di Vincenza in particolare, ne meno m'estendo nella politezza delle belle lettere ch'ella sà far spiccare al vivo con una ben'addottrinata facondia de' suoi discorsi academici, ne meno stò à rammentare la nobiltà, e soavità de' suoi gentilissimi costumi; perche si come quelli vengono authenticati dalle publiche historie, così questi sono esperimentati giornalment da chi seco conversa, oltre che la mo-


[DEDICATION, P. 4]


destissima natura di Vost. Signoria illustrissima non lo consente; solamente la supplico gradir questo libro per un povero tributo d"una ricchissima divotione, e per un'eccitamento à conservarmi la gratia e protettion sua, & humil. mente me le inchino.

Vincenzali 9 Novembre 1660.

Di V.S. Illustriss.

Humil. & ossequentiss. Serv. Giovitta Bottelli.



[FORWARD, P. 1]


Begnigni Lettori

Il Manuale di giardinieri di Fr. Agostino Mandirola dottore di sacra teologia, altre volte uscito dalle stampe, hà dato non poca curiosità à chiunque si diletta di tal professione, e à chi desidera haver un perfetto giardino, pieno di vaghi, & odoriferi fiori. Mosso anch'io (begnigno lettore, col mezzo delle mie stampe, che à guisa di tante lingue servono per publicar le virtù, e fama de' virtuosi) dalla curiosità, e necessità, che vi era, di ristamparlo, acciò non restasse deluso dalla luce d'esse, (che appunto per mezzo delle stampe ogni virtuoso riceve,) e non fosse sommerso con altri nelle tenebre dell'ignoranza; Mosso dico per questi, l'hò posto di nuovo alla stampa con ag-


[FORWORD, P. 2]


giunta; e se per avanti non fù biasimato, nè meno spero adesso non debba da' virtuosi esser rifutato. Percioche dopò d'haver vagheggiato un bel giardino, che questo padre con ingegnosa maniera hà così ben compartito, e ben cultivato di varii, e vaghi fiori; doppò d'haverli assaggiati degli odori soavissimi, che molti di loro apportano; ti viene rappresentato in un'istesso tempo per aggiunta una deliciosa specieria, formata degli stessi fiori, per darti, col gusto d'haver veduto il giardino ben compartito, & odorato i suoi fiori, anche salute à qualche infermità, che ti soprastasse, che Dio ci liberi tutti; e vivi felice.



[CONTENTS, P.1]


TAVOLA DI TUTTA L'OPERA

  • Del giardiniere, e sue qualità, pag. 1
  • Del sito del giardino. 2
  • Della pianta, e compartimento d'esso. 3
  • Della qualità del terreno. 4
  • Delli fiori, e loro cognitione. 5
  • Della cultura generale de' fiori. 6
  • Del tempo d'assettar il giardino. 7
  • Dell'ordine da tenersi per piantarlo. 7
  • Del modo da piantar ne' vasi. 9
  • In che modo si deve raccor i semi. 11
  • Del tempo, e modo di seminare. 12
  • Del tempo di trapiantare. 14
  • Dell'hora, e modo d'inaffiar le piante. 15
  • In che modo si levi l'erbe inutili. 16
  • In che modo s'espurghi i giardini dagli animali nocivi, e in che tempo. 17
  • Qua[n]do devesi cavar, e co[n]servar i bulbi. 20
LIBRO PRIMO
  • Della cultura particolare de' fiori. 23
  • Delli narcissi, 23. sue proprietà. 163
  • Delli narcisi massimi, &c. 28
  • Delli narcisi indiani. 30. del iacobeo. 31
    • del gigliato. 32. dell'avvinato chairo. 33
    • del gigliato sferico. 34. del scaglioso. 36
  • Delle tazzette. 37


[CONTENTS, P. 2]


  • Delli iacinti. 38
  • Delli iacinti del primo ordine. 40
  • Delli iacinti del secondo ordine. 41
  • Delli iacinti indiani. 42.43
  • Delli tromboni. 49
  • Delle giunchiglie. 47 sue virtù. 163
  • Del muschio greco. 51
  • Della corona imperiale. 52
  • Del pennacchio persiano. 54
  • Del collo di camello. 55
  • Dell'ornitogalo. 56. sue virtù. 164
  • De tullipani. 58
  • De gigli, ò martagoni. 60. virtù sue 164
  • Dell'iridi 62. 165. Della fritellaria. 64
  • Del colchico. 65. 167. Del croco. 66
  • Degli orchi, e satirioni. 68
LIBRO SECONDO.
  • Della cognitione, e cultura de' fiori. 69
  • Delle rose. 70. 73. sue virtù. 168. 169
  • Del sambuco roseo. 76
  • Delle siringhe. 77. Del sicomoro. 77
  • Del ciriegio dal fior doppio. 78
  • Del balauste dal fior doppio. 79
  • Dell'alloro indiano. 79
  • Dell'olivastro straniero. 80
  • Della mortella. 80
  • Della ginestra bianca. 81


[CONTENTS, P. 3]


  • Dell'acatia indiana. 82
  • Del molle indiano. 83
  • Del somaco straniere. 84
  • Della noce metella. 84
  • Del malvavischio. 85. sue virtù 170
  • Della pianta massima. 86. sue virtù. 171
  • Della fernesiana. 87
  • Della viola piramidale. 88
  • Del fior della passione. 89
  • Dell'asfodelo. 91
  • Della iuca indiana. 92
  • Delli gelsomini. 93
  • Della viola doppia. 101
  • Della scabiosa gentile. 102. virtù. 172
  • Dell'aquileia. 103. delli digitali. 103
  • Della scarlatea. 104
  • Della Sgarza odorata. 104
  • Dell'occimorde doppio. 105
  • Dell'amaranto. 105
  • Della lichnide &c. 106
  • Del trachelio americano. 107
  • Del dittamo. 108. Dell'arecliso. 109
  • Della speronella. Della peonia. 110
  • Del giglio delle valli. 112. virtù. 173
  • Delli garofani. 113. e sue virtù. 174
  • Dell'armerio. 115
  • Della piumetta. 116
  • Della margheritina. 116


[CONTENTS, P. 4]


  • Del garofano d'India. 116
  • Dell'orecchia d'Orfo. 117
  • Del fior della Trinità. 118
  • Della latuca agreste. 118
  • Della paralisi. 119
  • Del ciclamino. 119. sue virtù. 175
  • Del tubero indiano. 121
  • Degli anemoni. 123. sue virtù. 176
  • Delli ranuncoli. 129. sue virtù. 178
  • Della ninfea. 132. sue virtù. 179
  • Della calta palastre. 133
  • Del trifoglio palustre. 134
LIBRO TERZO.
  • Trattato degli agrumi. 135
  • Del modo di multiplicarli. 138. per via di semi. 139. per via di rami. 140 per via d'inesti. 142. per via di propagini. 143
  • Modo di multiplicarli col procacciar le piante di fuora. 145
  • Modo di trasportar le vergelle. 147
  • Tempo, e modo per potar gli agrumi. 149
  • Te[m]po, e modo di tagliarli le radiche. 151
  • Te[m]po, e modo di zappar gli agrumi. 152
  • Modo d'adacquarli. 153
  • Tempo, e modo di racchiuderli. 156. 158
  • Del tempo, e modo di scoprirli. 160
  • Lib. IV. Aggiunta al manuale. 161



[TRACT]




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DEL GIARDINIERE, E sue qualità.


CAPITOLO PRIMO.

Il giardiniere deve essere persona giovane, sollecita, deligente, & assidua, à cui deve esser nota la cognitione almeno delli quattro venti principali per far' iscelta di buon sito, deve dilettarsi di qualche termine d'architettura per sapere formar la pianta, e compartir bene l'aiette ne' quadri; è necessario, ch'egli conosca ciascuna specie di fiori per poterli ne' luoghi opportuni collocare; è di mestiere, ch'egli possieda le regole del far della luna per non ignorare il tempo di seminare, e piantare; deve finalme[n]te haver' in pronto tutti gli stromenti appartenenti all'uso del giardi-


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no, & in particolare la vanga, pala, zappa, zappetto, rastello, regolo, i filetti, la martellina, due crivelli, uno stretto per li semi, & un più largo per i bulbi; il cavapiante, l'inaffiatore, alcuni vasi senza fondo, e senza manichi per difender qualche painta ne' giorni estivi dall'arsura del sole; un scabelletto, ò cassettina, che possi stare agiatamente ne' viottoli de' quadri, e di sotto pianta, non solo per commodità del giardiniere, ma per conservarvi dentro la scopetta, la cucchiara, & i fascetti di verghe co[n] i lor numer: per segnar le piante più rare. Finalmente deve haver all'ordine l'insitiera con li suoi ordegni, e co[n]servar ogni cosa in luogo apparato per potersene pervalere in ogni occasione; riserbandovi in oltre alcune scope di melica con il schifo, ò portascopacchie, e carrivolo per tener ben netto il giardino.
Del sito del giardino. Cap. II.
Il sito deve haver un poco di declivo, affinche al tempo delle pioggie l'acqua non vi dimori; dev'esser rivol-


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to all'oriente, coperto dalla tramontana, circondato di muraglia, ò cinto di densissima siepe. In diffetto d'acqua di vena, vi si deve far' almeno un a pozza, per conservarvi la piovana, acciò con essa ne' tempi bisognosi si possa inassiar le piante. Potrà riserbarvisi due spacii, da sole uno per ritirarvi i vasi nel tempo d'estate per riserbarli dal soverchio calore, e l'altro per difenderli dal rigor de freddo del'inverno.
Della Pianta, e compartimento del giardino. Cap. III.
La pianta del giardino sarà di forma quadra, perche pare più capace, & à farsi è più facile degl'altri. Il compartimento dell'aiette dovrà esser disposto in maniera, che in ogn'una di esse vi si possa ponere più sorti di fiori, tra le quali potrebbesi lasciar' anco qualche vano, ò fossa per collocarvi vasi ò di garofani, ò di giacinti tuberosi, o d'altri fiori intempestivi. Nelli giardini piccoli in vece di viali di busso, di mortella, d'aureola, di ligustro, ò


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simili, potrebbon farsi tanti canali, ò guide di pianelle bianche ben cotte, e bene arrottate, ove parimente si potrebbero piantare fiori più dozinali, perche stando questi nel primo ingresso, & essendo esposti alla prima curiosità d'ogn'uno, serbano gli altri, che sono più riguardevoli nel mezzo dell'aiette collocati. Queste non devono farsi di serpillo, d'abrotano, di timo, ò d'altre simili pianti, come molti fanno, perche inaridiscono la terra, e consumano tanto i buldi, quanto le radiche che gli stan vicino, ma devono farsi, come di sopra dissi, di pianelle bianche ben cotte, ben' arrotate, acciò s'unischino insieme; vogliono esser poste per lungo, e non per largo, acciò stiino più ferme, e non devono avvanzar più di trè, ò quatro duta sopra la terra.
Della qualità del terreno. Cap. IV.
Si come due cose producono i fiori, le radiche una, e i bulbi l'altra, così due sorti di terreno l'uso del giardino richiede, cioè grasso, e magro. Le ra-


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diche in generale amano il terren graffo, e macero, ch' almeno per lo spacio di tre anni sia ben stagionato, e che non habbia cattivo odore. Per il contrario i bulbi per ordinario appetiscon la terra, che sia magra, e leggiera, e quella degli horti, che sia un poco sfruttata, e d'ogn'altra migliore; e si deve ogni trè anni mutarla, levandone un palmo per ogni aietta, rimettendone della nuova.
Delli Fiori, e loro cognitione. Cap. V.
Sempre devesi far' isoielta di quei fiori, che son più riguardevoli, perche altrimente inutile sarebbe l'occupatione, e l'opera. Ciascuna specie d'essi doverebbe star da per se, e particolarme[n]te quelli, che fanno il fiore maggiore del bulbo, come la giunchiglia di Spagna doppia, il narciso roseo, e simili, e trà le radiche li ranunculi, perciòche questi non ammettono il consortio d'altri fiori. Li tulipani, e gli anemoni si posson collocare attorno all'aiette vicino alle pianelle, e gli altri fiori in mezo, con altra specie d'essi tramezati,


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e così in ogni aietta la varietà di fiori farà una vista vaga, e dilettevole. La cognitien de' quali è necessaria per saper' il sito ove si hanno à ponere, cioè se in luogo ombratile, ò solare; se in terra grassa, ò magra; se ne vasi, ò nell'aiette; e in ciò si possi coltivare ogn'un d'essi secondo la qualità della sua natura.
Della cultura generale de' fiori. Cap. VI.
Il buon giardiniere non deve ignorare il modo di cultivare i fiori, conciosiache in una stessa maniera non tutti si cultivano, ma come frà di loro son diversi, cosi ricercano anco diverso studio, e però devesi saper' il tempo di porre in affetto il giardino, il modo, che deve tenersi nel piantare, l'ordine, che deve osservarsi in raccorre i semi, le regole del seminare, la stagione di trapiantare, la maniera d'inaffiar le piante, il tempo di sbarbar l'erbe inutili, l'hora d'espurgarlo dagl'animali nocivi. Finalmente come, e quando si


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devono cavar, e conservar i bulbi, e le radiche di fiori, acciòche tutte le cose siano fatte con i debiti modi.
Del tempo d'assettare il giardino. Cap. VII.
Il vero tempo di metter in affetto il giardino, di seminarvi, e di piantarvi i fiori sì di bulbi, come di radiche, è doppo l'equinottio di settembre, fino all'ultimo di ottobre, perche in quel tempo cadendo sp[esse pioggie dal cielo, dalla terra rimovono il socore, che estermina le piante; si ch'ella dall'acque agitata di maniera si risente, che giubilosa presenta il seno per ricevere come benigna madre, i semi, e le piante nelle viscere sue.
Dell'ordine, che deve tenersi in piantare il giardino. Cap. VIII.
Se il giardiniere vorrà piantar bene, e con ordine il sue giardino, dovrà haver prima fatto il disegno, e la pianta di esso in carta, e secondo, ch'egli


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verrà collocando i bulbi, e le radiche nell'aietta di terra, cosi le notarà anco in quelle designate sù la carta, acciò possi sapere la qualità de' fiori, ce'in ciascheduna v'è collocati. Nel piantar quest'ordine, deve osservarsi, da ciascheduna aietta cavisi la terra alla bassezza d'un piede in circa, gettandola nelle vie, ò dove sarà maggior co[m]modo; quello, che in fondo rimane, dovrai destramente sollevarlo col vanghetto, acciò le pianelle, che vi son'attorno no[n] si smovino. Ciò fatto crivellisi la medesima aietta, tanto, che venghi all'altezza proportionara, & uguagliatala bene con una rafieretta, vi si collochi i bulbi in maniera, che sian ugualmente distanti; onde per ben'ordinarli devesi segnar prima il suolo con un regolo, rigandolo con un stille a soggia di graticcia, e nell'incrocciature si poni i bulbi mettendoli in modo, che stian sotto quatro dita, & altrettato frà di loro distanti, più, ò meno, secondo la grossezza, e picciolozza d'essi; dopo ricuoprisi con essa terra a segno, che sopravanzi due dita le piavelle. Poi con la rasie-


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retta s'appareggi, e se per le pioggie, ò per la sua gravezza calasse, riempasi il vano con altra terra pur crivellata, e che sia magra, e leggiera. Attorno alle pianelle, come già dissi, potrebbon collocarsi ò gl'anemoni, ò gli tulipani, avvertendo di non ponervi ranuncoli, perche questi tanto nell'aietta, quanto ne' vasi voglion star soli. Compito di piantar il giardino con l'istesso ordine si spazzi d'intorno le pianelle dell'aiette con la scopetta, e le stradelle, e le vie con scopo di melica, che son più à proposito dell'altre, che con la ruvidezza loro iscavando le vie rendono quella deformità al giardino, che li vaiuoli a' bambini, dimostrandosi tanto più vago, e maestoso questo bel teatro di flora, quanto, che con la bellezza di fiori vien'anco accompagnata una più esatta pulitezza delle vie.
Del modo, che deve tenersi nel piantar ne' vasi. Cap. IX.
Hora, che habbiamo insegnato il modo di piantar i bulbi, e le radiche nell'aiette, è ben'anco dovere,


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che diciamo come essi si devono collocar ne' vasi. Questi che vogliono esser vernicati, che son migliori, hanno d'haver una tal proportione, che tanto sian'altri, quanto nell orificio son larghi, dovendo tuttavia nel fondo esser due dita più stretti, che nella bocca, affinche più facilmente, e senza lesione si possin estraere le piante con la lor terra. Per coprir il forame da basso non s'adoprin cose piane, ma pietruccie di fiume, ò balle di balestra cotte, che per la ritondezza loro no[n] s'uniscono insieme, e cosi danno più amplo spiraglio all'acque, affinche non si trattenghin ne' vasi, causa di queste balle, ò pietre fiumali bisogna por terra grassa, e macera passata per vaglio stretto se devono collocarvisi radiche; ma se vi si hà da piantar bulbi, è d'uopo di porvi terren magro, e leggiero, passato per crivello, tanto che il letto ove hanno da stare i bulbi, ò le radiche stia quatro dita sotto l'orificio d'esso vaso, e più, e meno, secondo richiede la qualità della pianta, che vi si deve mettere, ponendone


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una per vaso; e se fusse grande, che ve ne potesse capir di più, vi si devono, per evitar la confusione, collocar solo quelli, che sono della stessa specie, ponendoli lontano dall orlo del vaso quatro dita, acciò ricevino maggior alimento. Appianato il letto vi si collocheranno il bulbi, ò le radiche, che stiano ben' assettate, e ricoprirassi con l'istessa terra tanto ch'avanzi un poco soura del vaso; conciosia ch'essa per la sua gravezza sempre vidi calando. Finalmente cosi piantati no[n] devon subito esporsi a' raggi del sole, massime se nel'autunno il caldo predomina; ma se son bulbi, devon tenersi in luogo ombroso, & arioso; e de son radiche s'aspettarà che cominciano a germogliare, & all'hora si espongano in luogo aprico con quell'ordine d'architettura, che miglior sarà giudicato per abbellir il giardino.
Dell'ordine, che deve osservarsi in raccoglier i semi. Cap. X.
Li semi di qualsivoglia pianta in questa maniera si raccolgono; si lascia nella pianta un fiore, ò due a; più,


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cioè quelli, che son più vigorosi, e i primi à fiorire, tutti gli altri si tagliano. Maturato il seme con diligenza si raccoglie, e si conserva per seminarlo nell'autunno a' tempi debiti, eccettuati però li semi di garofani, e quelli degli anemoni, che subito raccolti si seminano il giorno avanti la luna piena, e che spiri'l vento australe, perche questi più d'ogn'altro apre le viscere della terra, e dà vigore a' semi, e però se in quel te[m]po non spirasse, ò che pel soffio d'altro vento freddo l'aria s'inrigidisse, si tralasci fin'al plenilunio seguente.
Del tempo, e modo di seminare. Cap. XI.
Il tempo più opportuno di seminare è marzo, e settembre à luna mancante dalli sedici fin'alli venti conforme à quel detto:
Quando cresce la Luna pianta i fiori,
Spargi quand'ella manca i semi loro,
Che con questo lavoro
Verran sì pieni, e di sì bei colori,
Ch[e] macherà le ciglia
Ogn'un, che li vedrà per meraviglia.


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Nel seminar poi, questa regola si dovrà tenere. Li semi, che han la corteccia dura, e che al nascer si rendono contumaci, si fenderanno un poco, che così ricevendo sotto l'anima maggior vigore, & havendo il varco libero di sopra, facilmente germoglieranno; avvertendo che i semi sono migliori quei che posti in acqua vanno al fondo. Et acciò restino preservati dalla molestia degl'animali nocivi, si metteranno in infusione nel sugo di sempreviva, che tanto lor conferisce, ch'oltre la sicurezza, li fa venir anco più belli, e vistosi. Doppo in buona terra si spargono, ma però che sia leggiera passata prima per vaglio stretto, apparecchiata ne' vasi, ò ne' catini, che si dovran poi coprire, i grandi un dito, ò più, i minori mezo dito, ò meno restino sopra terra. Questi s'espongon al sole per due, ò trè hore, e quand'è tramontato ogni sera si spruzzano con una scopetta a stille minute. Nate le pianterelle si lasciano sempre detto; e secondo che cresceranno così si anderà cesce[n]do della medema terra.


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Ma li semi di bulbi leggiermente s'irrigano, bastando solo di tenirli humidi, acciò non si corrompino per esser teneri, e piccolini.
Del tempo di trapiantare. Cap. XII.
Di primavera, e autunna si trapiantano i fiori, di marzo in quella stagione, di settembre in questa, ciò fassi a luna crescente dalli dieci fino li quatordici, e particolarmente nel giorno duodecimo d'essa luna, & all'hora in buona terra nell'aiette, ò ne' vasi ben apparecchiata si trapiantano i fiori; avvertendo di guardarli l'inverno dal freddo, ritirandoli al coperto, e arioso; & all'estate difenderli dal gran caldo, ponendoli in luogo non dominato dal sole. Li bulbi, che sono di semi, non si trapiantano se non passati li due anni, & all'hora si mettono in terra robusta, e leggiera, per haver' il terzo, ò quarto anno il suo fiore; s'avverti, che i bulbi minori più sovra, e più vicini, & i maggiori più sotto, e più lontani devono esser collocati nell'aiette.


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Dell'hora, e modo d'inaffiar le piante. Cap. XIII.
Le piante nel tempo di verno non devon' esser vmettate con l'acqua, che due, ò tre hore doppo, che 'l sole è apparso in oriente, non la sera, qua[n]do egli và in occidente, perche il freddo della notte potrebbe congelar la terra, e questa interizzir le piante. In adacquarle bisogna haver l'occhio in non bagnarle, ma dargli l'acqua attorno co[n] diligenza. Per il contrario d'estate devi inaffiarli la sera doppo tramontato il sole, e non la mattina, perche il soverchio caldo del giorno potrebbe riscaldare l'acqua, e questa infocar la terra, di modo che le piante alterate dall'eccessivo calore nella lor languidezza rimarebbero estinte. Deve ano il buon giardiniere esser' avveduto, che le piante piccole minor copia d'acqua ricercano, che l'adulte, e però queste bagninsi assai più di quell'altre, che vi si deve usar maggior diligenza.


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Del tempo, e modo di levar l'erbe inutili. Cap. XIV.
La pulitezza del giardino non solo serve per dar gusto all'occhio, ma serve anche per dar vita, & alimento a' fiori; e però non solo teniràssi monde le vie, e strade dall'erbe infruttuose, ò da altre immonditie, ma purgar' anco le aiette da tutte le pia[n]te, che sono inutili. E ciò non deve farsi quando la terra è troppo risecca, perche all'hora troncandosi l'erbe, sotto le radici rimarebbero con maggior vigore, e forza nel dilatarsi. Nè si deve fare quando è assai bagnata, perche con le stesse radici strappandole, verrebbe seco attaccato il terreno, di che no[n] renderebbe, che nocumento alle vicine piante. Il tempo più opportuno sarà qua[n]do la terra non è nè troppo secca, nè troppo bagnata, ma che dall'humido, e caldo sia rilasciata, e disciolta, e che l'erbe siano assai cresciute: avvertendo nell'istesso tempo d'appareggiar con le mani, e con diligenza la terra, acciò nelle aiette resti ugualmente accomodata.


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Dell'hora, e modo d'espurgar il giardino dagl'animali nocivi. Cap. XV.
Gli animali, che sono più nocivi ai giardini, sono le ruche, le lumache, lumbrichi, le forbicciole, le pulci verdi, le ascaridi, le formiche, i topi, e le talpe.

Contro le ruche devesi operar la mano scotendo la mattina le piante, che stando interizzite, e dal gelo della notte assiderate, facilmente cadono a terra, e si calpestano.

Contro le lumache non dev'esser il giardiniero un'altro limace, ma hà da esser diligente in cercarle di mattina, e di sera, e specialmente ne' tempi pioviginosi, che all'hora uscite alla pastura facilmente si trovano, e s'uccidono.

Contro i lumbrichi s'usa la medesima regola, perche anco questi al te[m]po delle pioggie soglion uscir da torforami, e se vuoi, ch'eschino in altri tempi, spargi per le vie il decotto di semi, ò soglie di canepa, che tosto usciranno.

Contro le forbiocivole sicchisi una bacchetta in terra all'altezza d'un pal-


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mo sovra ponendovi un cannello voltato con la bocca all'ingiù; questi animali, che amano di star nascosti vi si ridurrano, e così facilmente s'amazzano.

Contro le pulci verdi, che consumano i bottoncini delle rose, e danneggiano l'altre piante, s'adopera aceto, ò oglio di sasso, e con quelli bagnarle, che morono tutte.

Contro li ascarisi, ò altro simili verme, che più dell'altre piante quelle de vasi infestano prendasi'l vaso, e mettasi entro à un secchio, che vi sia tant'acqua, che ricuopra il fondo d'esso vaso quatro, ò sei dita, vi si lasci per lo spacio di un quarto d'hora, che annoiate da quell'umido usciran fuora.

Contro le formiche, piglisi un'osso, e più ancora, mezi spolpati si gettino in terra in que' luoghi, ovè questi animaletti dimorano, che allettati da quel cibo in gran copia vi concorreranno; e pieni gli ossi d'esse si scotino sopra del fuoco, ò acqua, replicando più volte, che così si distruggeranno facilmente. Ma se anderanno per terra in ordinanza, si consumeranno col fuoco di pa-


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glia, over cenere, che sia ben calda.

Contro i topi piglisi un gatto, e se sarà più di uno meglio sortira l'effetto, questi si scortichino, s'empino le pelli di paglia, e ben cocite, che saranno in modo, che si tenghino in predis ungeranno tutte di fuora con il lor proprio grasso, e così in piedi in quei luoghi si porranno ove soglion praticar gli animali tanto nocivi, che dall'odore spaventati, e dalla vista impauriti, frettolosi se ne fuggiranno. Si posson anche operar trappole, ò morselli fatti di netro pesto, di gesso, e cascio impastato insieme, lasciando da parte i veleni, acciò non portassero danno ad altri.

Contro le talpe, quando si vede la terra sollevata, e che nella superficie si muova, si dovrà accostarvi il giardiniero, acciò non fugga, perche se bene non hà senso visivo, hà però l'uditivo acutissimo. Accostatosi dunque deve far presto col riversciar la terra, perche ben spesso con essa viene anco accompagnato l'animale, ma se la terra stà ferma, in tal caso devesi in quel luogo più volte siccarvi la punta della vanga,


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ò d'altro instromento acuto, acciò se essa non resta uccisa, resti almeno stordita dalle punture.
Del tempo, e modo di cavare, e conservar i bulbi, e le radiche. Cap. XVI.
Il vero tempo di cavar i bulbi, e le radiche, è dal principio di giugno per tutto agosto. Questi si cavano per il più passati li tre anni, & all'hora più facilmente riesce, perche la terra è risecca dal sole, e non è bagnata dall'acqua, e quelli prima devono cavarsi, che sono i primi à produr fiori, come narcisi, e tazzette. Nello scaffare, questa regola devi osservare: Da un capo dell'aietta si deve dislogar destramente la terra col cavapiante, ò con la cucchiara; avvertendo di fare il tutto con destrezza, affinche qualche bulbo non venisse dal ferro intaccato, che se ciò accadesse si prendi subito della polvere ben, adusta, e si spargi nella ferita, che li sarà di medicamento giovevole. Cavati che saranno i bulbi non si tralasci di ripassar la medesima, affinche


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se ve ne fosse alcuno non vi rimanghi, che impedirebbe poi l'ordine degli altri; e questa istessa regola si potrà usare in iscassare il rimanente. Li bulbetti in nessun modo si distacchino dalle madri, ma tutti uniti con le lor tuniche, & invogli siano sottratti dal sole, e dalle pioggie, e si conservino in una stanza calda, & asciutta distesi in terra, ò sopra qualche tavola per sette, ò otto giorni; finalmente si riponghino in cestelletti ciascuna sorte da per se appendendoli à travi di qualche latra stanza rivolta à tramontana, aria salutifera à bulbi, perche mantenendoli freschi ottimamente li conserva; avvertendo, che li bulbi piccoli come ginnchiglie, fritellarie, e simili per meglio conservarli devono esser involti nella carta, e custoditi nelle scattole. Vi sono altri, che gli cavan ogni due anni, scassando una parte del giardino per anno, e ciò fanno dopò l'equinottio di settembre, e osservano quest'ordine: scassata un'aietta con diligenza, levano li moltiplico da bulvi sottilmente, doppo rassettatala conforme alle regole già dette, e


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subito vi li ripianta, ponendo il moltiplico da banda per situarlo poi in luogo appartato, e questo istesso ordine osservavo in tutte l'altre aiette.

Le radiche devono cavarsi con la medesima regola, come anemoni, argemoni, che ogni anno devon levarsi tanto dall'aiette, quanto dai vasi, essendo al putrefarsi molto soggetti; asciutte che siano, avanti che si riponghino nei cesteletti si stacchino le linguette superstve, e poi si conservino come già dissi dei bulbi. Li ranuncoli subito che havran secche le foglie dovranno esser tolti da terra, & asciutti che siano si poneranno in scattole con arena insieme.

L'altre piante, che hanno perpetue le radici, si caveranno all'ottobre, &o al novembre, che subito dovran ripiantarsi, come diremo a suo luogo nella cultura particolare di fiori.


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LIBRO PRIMO.

Della cultura particolare dei fiori.
Già che fin quì habbiam trattato della cultura di fiori in generale, dovremo per l'avvenire trattare di ciascheduna specie di essi con la di loro cognitione, e coltivatione in particolare; e perche li narcisi sono de' primi à farci pomposa mostra delle vaghezze loro, percio da questi ancor noi daremo felice principio.
Delli Narcisi. Cap. I.
Li narcisi sono di varie sorti, e di diversi colori, perche se ne trovano di bianchi, di gialli, di solfarini di semplici, di doppi, di maggiori, di minori, di primatici, di tempestivi, e di tardivi. Li più communi sono il constantinopolitano, il boncore, il ragu-


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seo, il cornicolato, il giallo, il silvestre stellato, il roseo minore, e maggiore, il montano tardivo, il narbonese, l'inglese, il terzo del mattiolo, e l'emerocalle valentino.

Il constantinopolitano, ò bisantino, che si chiama anco calcedonio produce nell'estremità del gambo da dieci in dodici fiori, quali hanno le foglie bianche, e solte, ma v'è alcune foglie piccole, che si frapongono col calice di color giallo.

Il boncore è solo differente dal già detto, che questi trà le foglie bianche hà il calice increspato, e dal nome dell'inventore vien detto del Boncore. ,p.Il raguseo in vece delle foglioline bianchi, che fanno in mezo, ha un cerchio giallo crespato con molti giri, e tutto pieno; e perch'è venuto da Ragusa, però si chiama narciso raguseo.

Il cornicolato è di due sorti, maggior, e minore; il maggiore produce fiori in quantità, ma alcuna volta in qualche parte abortivi: le foglie di questi son bianche, in mezo ad alcuna d'esse si stende una linea gialetta molto


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rilevata, che nell'estrema parte forma come un cornicello.

Il minore produce quattro, ò cinque fiori, c'hanno sei foglie piccole, e bianche, dal mezo delle quali spunta il calice di color giallo crespato, e pieno con sei cornicelli à guisa di stella del medemo colore, e da quei cornicelli, che spu[n]tano vien chiamato cornicolato.

Li galli son di più sorti, tutti nondimeno hanno i fiori con le foglie, e con il calice di color d'oro, e son diversi frà loro di grandezza, di forma, e di colore.

Il silvestre stellato fà il fior doppio, le cui foglie son di color giallo in paglia, e spartiti à stella.

Il roseo minore di color giallo acceso, e di foglie pieno, vien anco detto fraseo, ch'in lingua francese vuol dir collare, perch'à foggia di collare à lattuca è crespato, ma per il più abortisce.

Il roseo maggiore, dett'anco silvestre oltramontano non produce se non un sol fiore; questi spiega nel mezzo a guisa di calici spesse foglie incartocciate, che gialle accese, e pallide, e verdeggia[n]ti aprendole à poco à poco suilup-


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pandosi sembra di grandezza una rosa gialla, ma alle volte offeso dalla nebbia, ò dall'acqua, anch'egli fà un'aborto.

Il montano tardivo, ch'anco musacto è chiamato; manda fuori tre, ò quatro fiori di sei foglie bianche, e maggiori di quelle del narciso commune, ma fiacche, e disposte à modo di stella col calice largo, di color sulfureo, e rancio.

Il narbonese spunta uno, ò più fiori bianchi minori di quelli del narciso assai, incomparabile; hà il calice giallo, e grande, che s'allarga nella bocca à guisa di quella d'una tromba.

L'inglese hà il fiore più grande del sopradetto, & hà il calice giallo, ma è ugualmente rilevato.

Il narciso terzo del mattiolo dalla cima del gambo (& è più piatto, che tondo) sparge intorno da dieci, ò dodeci fiori bianchi, che dilatan sei folglie lunghe, strette, disunite, e spartite à stella; nel mezo della quali hà il suo calice con alcuni strametti, ma le foglie per esser fievoli, e massime negli orli, perciò è di poca durata. Questi fiori s'aprono à parte trè, ò quatro per volta, e


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